Caro collega, lo sai bene: l’etichetta di un prodotto serve a lasciare traccia della sua storia: chi lo ha lavorato prima di te, come, quando e con che cura. Poi, una volta giunto da te – dal tuo economicissimo fornitore/amico/ammiocuggino – spetta a noi continuare a scrivere la storia di quel prodotto.
E come? Beh, molto semplice! Dichiarando quando ho iniziato ad occuparmene io (quando ho aperto il secchio di maionese). Così facendo, mi assumo la responsabilità del mio operato da quel momento – parte fondamentale del nostro lavoro – e proseguo la linea di tracciabilità necessaria. Un bello sbattimento? Sì. Per ogni ingrediente. Per ogni lavorazione. Per 353 prodotti a settimana. Per mesi.
“Tanto mica succede niente se non segno la scadenza o la data di lavorazione… sarò mica così sfigato, dai… e poi uno può scappare.”
Beh, sappi che se (non succede, ma se succede) un cliente dovesse stare male nel tuo locale, e se per sbaglio qualcuno chiedesse cosa gli hai dato da mangiare, le etichette, le date e le lavorazioni corrette potrebbero risparmiarti bei grattacapi. Se invece hai fatto tutto giusto, puoi semplicemente esibire una serie di etichette, senza ansie e preoccupazioni… partendo dall’assunto che hai fatto tutto bene.
Dati reali che fanno riflettere
Ecco qualche spunto basato su dati recenti che rafforzano il perché non si può sottovalutare la tracciabilità:
- L’ICQRF (Ispettorato centrale tutela qualità e repressione frodi agroalimentari) ha effettuato oltre 54.800 controlli nel 2024, verificando più di 28.500 operatori e oltre 54.000 prodotti. (Fonte)
- Di quei prodotti controllati, il 12,9% è risultato non conforme alle norme (etichettatura, tracciabilità, qualità) e l’8,6% dei campioni analizzati è risultato difettoso. (Fonte)
- Sono stati sequestrati quasi 13 milioni di kg di merce, per un valore superiore a 22 milioni di euro. (Fonte)
- In Italia, nel 2024, 900.000 controlli su cibo e territorio (etichettature incluse) sono stati effettuati dalle autorità, con 40 milioni di euro di sanzioni e circa 36.000 contravvenzioni; denunciate 16.000 persone all’autorità giudiziaria. (Fonte)
- Per le carni bovine con etichettatura facoltativa, nel 2024 sono stati effettuati 1.578 controlli su 11.799 operatori, con 52 non conformità (3,3%). (Fonte)
Conclusione
Avere una gestione seria delle etichette e della tracciabilità non è un peso: è protezione.
- Protegge te da contestazioni legali e richieste di risarcimento.
- Permette una reazione rapida se qualcosa va storto (qualche ingrediente contaminato, allergeni, ecc.).
- È prova di professionalità verso il cliente: “noi sappiamo cosa c’è nei piatti”.
Se stai ancora pensando che “tanto non succede niente”: ok, può darsi. Ma quando succederà, ti conviene avere tutto in ordine.